DIANE ARBUS al MET Breuer- fino al 27 Novembre 2016


Questa mattina trovandomi uptown mi sono diretta verso le 10 al Met. Erano un po’ di giorni che volevo venire a vedere questa mostra e non nascondo l’emozione che ho provato trovandomi di nuovo davanti alle foto di questa grandissima fotografa. Vidi le foto di Diane Arbus per la prima volta 10 anni fa circa e fu amore a prima vista, emozione e trasporto. Le sue sono foto che  nella loro semplicità sono in grado di raccontarti mondi vicino ma troppo spesso ignorati, sono attimi di vita a volte visti ma mai guardati. Lei con la sua macchina ci racconta piccole grandi storie del quale il mondo è pieno come lo era , al tempo, la sua New York. 


In questa mostra vengono presentati i lavori della Arbus dei suoi primi 7 anni di attività ( 1956-1962 ) infatti si intitola “Diane Arbus: in the beginning ” e ci presenta in 100 fotografie ( più di 30 sono inedite ) i suoi esordi quando ancora scattava con la Nikon 35 mm.

Quando morì lascio’nella camera oscura , in uno scantinato del west village, scatoloni di rullini mai sviluppati. Nel 2007 le figlie cedettero questo tesoro al MET Breuer che dopo anni di lavoro lo espone in questa meravigliosa mostra. Il curatore, Jeff Rosenheim ha affermato con orgoglio “Quello che conosciamo della Arbus è solo il secondo capitolo. Da oggi possiamo leggere il numero 1″.

Ma per chi di voi non conosce questa grandissima fotografa ecco qualche piccolo cenno sul suo percorso di vita e creativo .


Diane Arbus ( nata Nemerov poi sposata con Arbus ) nasce a New York il 14 marzo 1923 . Fotografa Statunitense con origini russe , è oggi famosa per le sue fotografie che ritraggono gli esseri umani nella loro diversità. Parla di quella diversità a volte messa in discussione dalla stessa natura e altre volte dalla scelta personale. Diane indaga nella vita di questi singoli o nuclei di persone dando loro la stessa dignità di qualsiasi altro soggetto, li fotografa nel loro ambiente, li fotografa dove loro si sentono accettati e a proprio agio. Capita spesso che chi guarda le sue fotografie si senta un po’ spiazzato, i soggetti guardano dritto l’obiettivo , fieri e senza maschera. Lei non aspettava che arrivasse lo scatto perfetto, lo andava a prendere. Non modificava la scena ma cercava di adattarsi ad essa in modo da lasciarla cruda e vera.

La vita di Diane non è stata tra le più serene , tormentata dalle scelte non sempre condivise dalla famiglia e da una serie di crisi depressive che la porteranno al suicidio il 26 luglio 1971. Sembra quasi che i più grandi capolavori nascano sempre da anime tormentate , anche in questo caso è così.

A 14 anni conosce quello che poi diventerà suo marito , Allan Arbus. Il loro rapporto non è accettato dalla famiglia di lei ma si sposerà comunque non appena compiuti i 18 anni. Durante la seconda guerra mondiale Allan lavora come fotografo per l’esercito. Nel 1945 nasce la loro figlia Doon e lei torna per quel periodo, essendo il marito in missione, dalla sua famiglia. Alla fine della guerra decidono entrambi di fare i fotografi. All’inizio Diane gli fa da assistente ma non smette mai di scattare le sue foto e studia con grandi fotografe come Berenice  Abbott e Lisette Model ( troverete anche qualche suo scatto nella mostra ) ,fu proprio quest’ultima ad ispirare il talento della Arbus. Dopo questa esperienza capisce cosa vuole fotografare e scende in strada. Fa parecchia esperienza con varie riviste importanti. Nel 1954 nasce la loro seconda figlia Amy. In questi anni conosce un giovane fotografo chiamato Stanley Kubrick ed espone in una importantissima mostra di Edward Steichen , THE FAMILY OF MAN !

Fino alla fine degli anni ’50 lavora con la sua Nikon. Le piaceva la grana, l’effetto della stampa , i puntini ai quali dava un significato molto poetico. 

Tra il 1957-60 Diane scopre fra la 42esima e Broadway un baraccone dove si esibiscono strane figure che lei fotograferà più volte negli anni e che tutti conosciamo.

Nel 1959 Diane e Allan si separano e qualche anno dopo lei conosce Emile De Antonio un distributore di film il quale le farà vedere “Freaks” un film del 1932 di Tod Browning . Un film che vedendo i soggetti si avvicina tantissimo all’estetica della Arbus.

Un’altra luogo che frequenta spesso è il Club ’82 nella Lower Manhattan dove fotografa spesso Miss Storme’ de Larverie, la donna che si veste da uomo , e Moondog, un gigante cieco con una barba e corna da vichingo. Diane instaura con i suoi soggetti veri e propri rapporti. Questo lo si capisce guardando le sue fotografie , dall’espressione confidenziale  e complice che i suoi soggetti mostrano quasi continuando un dialogo con chi sta dietro la macchina. Sono rapporti che durano negli anni, troviamo gli stessi soggetti cresciuti e spesso invecchiati immortalati con tutte le macchine cambiate negli anni da Diane. 


Nelle sue foto Diane, spesso, proietta le sue ossessioni. Prendiamo una dei suoi scatti più famosi “identical twins “ ( la prima in alto ),le gemelle sono diverse solo nell’espressione. La Arbus era ossessionata dal tema del doppio e del bipolarismo infatti è del 1950 la foto della figlia Doon in una doppia esposizione in cui la ritrae contemporaneamente triste e allegra. Le gemelle compaiono nel famoso Shining di kubrick, il suo vecchio amico .

La carriera della Arbus prosegue tra borse di studio , pubblicazioni importanti e amici del calibro di Richard Avedon.

Le sue fotografie non godono sempre del consenso del pubblico. Etichettata come la ” fotografa di mostri” è spesso soggetta a critiche che lei non accetta facilmente. 

Nel 1970 prova la Pentax 6X7 e ne rimane entusiasta al punto da farla diventare il suo nuovo mezzo espressivo.  

Fra gli ultimi soggetti della fotografa ci sono anche prostitute e clienti di alcuni bordelli sadomaso ma di questi scatti solo pochi sono famosi. Ormai la depressione si è impossessata di Diane al punto da allontanarla anche dalla fotografia. Il 26 luglio 1971 si suicida ingerendo dei barbiturici e tagliandosi i polsi nella vasca da bagno.

Dopo la morte di Diane inizia a crescere l’interesse nei confronti dei suoi scatti. Le sue fotografie vengono esposte anche alla biennale di Venezia.

Cosa dire? Se amate la fotografia e vi trovate da queste parti non potete assolutamente perdere questa mostra , per me è stata emozione pura .



Fino al 27 novembre 2016

http://www.metmuseum.org/visit/met-breuer

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