IL CAFFÈ, PATTY ed IO

“Amavo il mio cappotto  e il caffè e la mia routine mattutina.Era la manifestazione più chiara e semplice della mia identità solitaria”  Patty Smith . M TRAIN
– fumi ?

– no

– bevi ?

– no

– qualche dipendenza a farmaci ?

– no

– allora dimmi se esiste qualcosa del quale proprio non puoi fare a meno?

– IL CAFFÈ 

… Ecco cosa risponderei se mi facessero queste domande… Anno dopo anno questa mia passione per il caffè è cresciuta sempre di più , al punto da diventare elemento fondamentale di ogni mia giornata. Pensavo fosse una prerogativa di noi italiani amare il caffè e celebrarlo nel miglior modo possibile, in una tazzina ed espresso… Al bancone del solito bar. Invece no… L’americano vive le sue giornate con il caffè, lavora con il caffè e passeggia anche con quei bicchieroni che da sempre vediamo protagonisti di film USA. Venendo a vivere in America ho imparato e scoperto ancora più cose sul questo  rito quotidiano e su quanto sia importante per me. Bere il caffè non è solo un gesto meccanico , è un momento di raccoglimento, di introspezione, un punto da mettere a fine discorso per iniziarne un altro. Leggendo l’ultima biografia di Patty Smith ” M TRAIN ” , ho scoperto che condivido questa passione per la bevanda nera con la mia beniamina . Ogni sua giornata , anche quella nella quale nulla accade, è intervallata e ispirata dalla tazza di caffè nero, consumato per molti anni al Caffè Ino. Leggendola capisco perfettamente il mood che avvolge quel caffè bevuto al tavolino del bar, scarabocchiando e prendendo appunti su foglietti svolazzanti. Quando la tazza del caffè ed io ci troviamo faccia a faccia, quello è il momento nel quale riesco a pensare più profondamente a ciò che mi riguarda. Voli pindarici della mente, regressioni, pensieri, obiettivi … Tutto questo in una parentesi. Per questo motivo è successa una cosa che non credevo possibile, adesso amo il regular coffe ovvero il caffè americano che prima consideravo un beverone. Allungando il caffè posso allungare il tempo del break dal mondo. Così adesso pretendo anche dalla macchinetta del caffè di casa il caffè lungo. 2, 3… A volte 4 o 5 al giorno… A casa, al bar… La mia piccola e preziosa isola di solitudine. A volte anche un dek giusto per non esagerare con la caffeina ma per non dover rinunciare. 

Ma dove nasce il caffè? Esistono molte leggende sull’origine del caffè. La più conosciuta dice che un pastore chiamato Kaldi portava a pascolare le capre in Etiopia. Un giorno queste incontrando una pianta di caffè cominciarono a mangiare le bacche e a masticare le foglie. Arrivata la notte le capre anziché dormire si misero a vagabondare con energia e vivacità mai espressa fino ad allora. Vedendo questo il pastore ne individuò la ragione e abbrustolì i semi della pianta come quelli mangiati dal suo gregge, poi li macinò e ne fece un’infusione, ottenendo il caffè.
Un’altra leggenda ha come protagonista il profeta Maometto il quale, sentendosi male, ebbe un giorno la visione dell’Arcangelo Gabriele che gli offriva una pozione nera  creata da Allah, che gli permise di riprendersi e tornare in forze.Esiste anche una leggenda che narra di un incendio in Abissinia di piante selvatiche di caffè che diffuse nell’aria il suo fumo per chilometri e chilometri di distanza.

Chiunque sia il padre di questa magica pozione,  IO LO RINGRAZIO e lo celebrerò ogni giorno, per tutta la mia vita, nella gioia e nel dolore, e gli sarò fedele… Nella ricchezza e nella povertà , finché morte non ci separi . Amen.

Diario

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