Patty Smith e Robert Mapplethorpe , camera 204 – CHELSEA HOTEL 


Ci sono alcuni posti che la storia rende immortali. Ci sono parole e poesie che sento Echeggiare quando mi fermo a contemplare quella porta , quell’insegna che porta il nome di CHELSEA HOTEL. 

Il Chelsea Hotel ha veramente qualcosa di magico per una come me , innamorata di quegli anni americani che non ho potuto vivere per un discorso cronologico. Fino a qualche decennio fa la zona di Chelsea non era quella che è adesso, gli appartamenti dai prezzi proibitivi un tempo non erano che dimora di stropicciati musicisti e giovani in cerca di fortuna. In una di queste strade, precisamente sulla 23 esima tra la settima e l’ottava ,un edificio rosso mattone ospitava quelle che sarebbero presto diventate icone immortali del panorama artistico mondiale. Un edificio costruito alla fine del  1800, il più alto di New York al tempo,  si presentava alla City con caratteri godici ed austeri. Balconate in ferro battuto con richiami floreali e un’insegna che litiga un po’ con lo stile della facciata. Inizialmente residenza , presto trasformato in albergo , intorno agli anni ’40 va in bancarotta e dopo varie gestioni nel 2011 viene venduto all’imprenditore Chetrit Joseph per 80 milioni di dollari, attualmente l’albergo è in ristrutturazione in attesa di rinascere come un albergo boutique.

Il Chelsea Hotel ha sempre avuto , oltre agli ospiti passeggeri, una serie di artisti Bohemien che godono tutt’oggi di un affitto a lungo termine stabilizzato e che ben presto si troveranno a condividere la struttura con ricchi viaggiatori che sceglieranno consapevolmente o inconsapevolmente di riposare tra le mura di questo posto magico e pregno di poesia.Varcando quella soglia si entra in un’enciclopedia della musica, del cinema, della narrativa e oggi è ancora tutto palpabile grazie anche al negozio di chitarre Chelsea guitars che ancora serve i suoi clienti a pochi metri dall’ingresso dell’hotel.

Ma che cosa può’ avere questo hotel di così magico ? Il Chelsea Hotel per gli amanti dell’arte a 360 gradi è orgasmo puro quanto Barney’s puo’ esserlo per una malata di shopping compulsivo. Elencando uno a uno gli ospiti illustri di quest’hotel, non si può evitare di emozionarsi ascoltando i nomi che nei cento anni di attività  vennero registrati nei libri della reception.

BOB DYLAN qui incide “Vision of Johanna” e “Blonde on Blonde”. ARTHUR CLARKE lascia scritte le ultime note al copione di ” ODISSEA NELLO SPAZIO”. SID VICIOUS nella camera 100 accoltella e uccide la sua fidanzata Nancy ma viene  arrestato e rilasciato  in quanto non ricorda molto di quella notte, poco tempo dopo muore di overdose sempre al Chelsea Hotel. Nella camera 822 soggiornava MADONNA e una notte si porta in camera J.M.BASQUIAT (artista che occupa un posto di riguardo nel mio cuore ), al tempo suo fidanzato.Il poeta DYLAN THOMAS che muore alcolizzato proprio in una stanza del Chelsea Hotel. Lo scrittore e poeta THOMAS WOLFE. JONI MITCHELL scrisse “chelsea morning”. 

E ancora : JEAN PAUL SARTRE, CHARLES BUKOWSKI, STANLEY KUBRICK, ETHAN HAWKE, UMA THURMAN, IGGY POP, EDIT PIAF, JIMI HENDRIX, CHRISTO, FRANCESCO CLEMENTE, FRIDA KAHLO, JASPER JOHNS, WILLEM DE KOONIG, HENRI CARTIER BRESSON e l’elenco continua…droghe, alcool e poesia, genio e sregolatezza ognuno nella propria stanza…ANDY WARHOL  ambienta il suo film “The Chelsea Girl” in questo luogo sacro.

Lei scriveva “Qui tutti sembravano avere qualcosa da offrire e nessuno sembrava avere denaro”, con un racconto poetico PATTY SMITH ci parla di  queste stanze e quegli anni che hanno cullato una generazione di giovani artisti, ragazzi che hanno rivoluzionato e impreziosito la storia dell’arte. Stanza 204 , quattro mura  , una poetessa e uno dei fotografi più grandi che siano mai esistiti ROBERT MAPPLETHORPE. Senza soldi e innamorati si rifugiano nella loro stanza mentre il mondo fuori è in pieno fermento. Si aiutano a vicenda, si rivelano al mondo e presto descriveranno la vita  con parole sublimi lei e con fotografie tanto perfette quanto eleganti lui. Giovani, magrissimi ed elegantemente trasandati nelle loro foto che raccontano un pezzo di vita vissuto insieme. Amore prima e amicizia dopo, quando lui scopre di essere gay. Uniti sempre, di più in questo viaggio che fanno insieme e che lui conclude prematuramente perché malato di aids. Un libro “JUST KIDS“, il mio preferito, quello che amo regalare quando provo quella strana empatia.

Quando vado a fare la spesa faccio spesso la 23 esima, mi piace e quando arrivo davanti al Chelsea Hotel mi  fermo  a guardare l’ingresso e quelle targhe sul muro che riportano il nome di ospiti illustri. Lo faccio spesso, non so dare un nome alla sensazione che ho quando sono li davanti. Una sorta di malinconia e nostalgia di anni che non ho vissuto ma che mi affascinano e sento comunque miei.  Spero sempre di veder entrare uno di quegli ospiti che ancora alloggiano li, ogni tanto capita e questo mi trasporta nello stesso mondo esplorato grazie al libro, alle sue parole, alle sue fotografie.

 

I remember you well in the chelsea Hotel / that’s all, i don’t  even think of you that often.

LEONARD COHEN

 

 

 

 

arte- musei e gallerie Chelsea Diario

1 Comment Lascia un commento

  1. Bellisimma writing 🙂 Just reading your passage made you go back in time :):) Enjoy your city :):) So happy for you :):) La Vita di Valentina in New York :):) I am learning so much ty :):)
    Angela Perna

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